Fotografia di viaggio, il reportage come occasione di riflessione.

Ho avuto modo di visitare Lampedusa nel mese di ottobre scorso, e con la necessitò di fotografare un resort insieme all’amico e bravo collega Gianluca Lo Grasso, ho avuto anche modo di dedicare qualche tempo alla fotografia di viaggio, cosa ultimamente poco frequente per vari altri impegni su progetti differenti.

Fin dai tempi della Sindaca Giusy Nicolini, ossia dai tempi dei primi sbarchi degli emigranti, mi incuriosiva questo piccola isoletta rocciosa, conoscendo invece abbastanza la costa tunisina di fronte, da Gabes a Capo Bon.

Le notizie del tempo richiamavano tanti episodi, più o meno fortunati, tra gli sbarchi che avvenivano quotidianamente sulla piccola lingua di pietra, e tante volte avevo provato ad immaginare il terrore che donne, uomini e bambini, gente che spesso non aveva mai visto il mare prima, potevano provare giungendo di notte su questa costa, magari con la risacca che li spingeva sulle rocce.

fotografia di viaggio a lampedusa

I tempi da allora sono un po’ cambiati, e l’intervento delle ONG a pattugliare il nord Africa ha diminuito di molto la pericolosità del viaggio, fortunatamente, anche se mettere una pezza alle mancanze istituzionali non è certo stata la miglior politica possibile.

A Lampedusa oggi il fenomeno è molto ridimensionato, sia per via degli accordi intergovernativi con la Tunisia, sia ancora per lo spostamento a sud del fronte migratorio, al limite delle acque territoriali libiche.

reportage lampedusa boat works

Nell’area del porto nuovo c’è una grande spianata(questo il link su Google Earth), dove i marinai tirano a secco i pescherecci e svolgono i loro lavori di manutenzione sugli scafi. Passando nei pressi mi incuriosiva questa catasta di gusci informi, una vera montagnola di legno e vetroresina, di vari colori, un tempo vivaci ed ora sbiaditi.

reportage di viaggio lampedusa boat cemetery DS 98069-2

Avvicinandomi per meglio comprendere, vedo scritto su molti a vernice spray, C.P. e poi un numero, oppure C.C. numero. E poi, a caratteri arabi, i nomi delle barche,  qualche decorazione tipica, occhi, pesci, lune, etc.

lampedusa fotografia in viaggio

Tutti questi gusci, alcuni piccolissimi, meno di 5 metri, hanno trasportato, ammassate chissà come, decine e decine di persone, sopravvivendo alle onde e agli scogli in un mare d’inchiostro.

reportage in viaggio a Lampedusa

“CharliePapa 324”…. ovvero Capitaneria di Porto 324; “CharlieCharlie 808″, Corpo Carabinieri…… centinaia, migliaia forse gli scafi giunti sulle scogliere, magari di notte, a volte col mare mosso…. Una piccola parte ora giace morta qui, accatastata in questa fossa comune.  Altre centinaia saranno state già smaltite….

fotografia di destinazioni turistiche

Non posso fare a meno di pensare a tutti gli scafi mancanti all’appello, al loro carico di umanità, perso in mare da qualche parte fra Kerkennah e Lampedusa. Migliaia di persone che non sognavano altro che di poter vivere.

Un cimitero di barche è sempre qualcosa che mette malinconia nel cuore di un marinaio….  ma in questo caso il cimitero di barche e quello umano sono tremendamente vicini…

Mi consola pensare che così tante barche qui, significa che in tanti ce l’hanno fatta, e in qualche modo hanno avuto una chance per il loro futuro. La fotografia di viaggio è un modo di conoscere le storie ed assorbirle intimamente, spesso narrate proprio dai protagonisti e dai testimoni

fotografia reportage di viaggio a lampedusa fisherman

Spero che la prossima volta che visterò Lampedusa trovi il tempo di fermarmi con questo marinaio, e davanti ad un buon bicchiere possa ascoltare le storie che certamente avrà da raccontare.

fotografo in viaggio

foto © Gianluca Lo Grasso

 

All photos © Flavio Massari 2018

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